Agguato alla luna

Striscio lungo la buia palizzata:

ho occhi di falco

e feline movenze da congiura.

Uno strato di sudore

mi si posa sulla pelle

a guisa di fredda rugiada

caduta sulle foglie.

– Prestami il fucile,

mio egregio signore:

perché stasera

voglio spegnere

inutile la luna.

Non riesco a capire come mai

Non riesco a capire come mai,

tutt’a un tratto,

i pipistrelli si siano messi

a costruire i loro nidi sulle piante.

Non riesco a capire come mai,

all’improvviso,

i selvaggi squali si siano trasferiti

in secche grotte di montagna.

Non riesco a capire come mai,

di colpo,

gli uccelli si siano messi a volare

entro profonde e turbinose acque.

Non riesco a capire come mai,

di punto in bianco:

io debba sentire così alta in me l’urgenza

di scavarmi una tana, per stasera.

Non valgono pentimenti

Non valgono pentimenti: le vespe,

suggono tutto il nettare dai fiori

lasciandoli cosparsi di escrementi.

Non valgono pentimenti: il minatore,

cava alla roccia quanto più oro gli è possibile

lasciandola priva d’intrinseco valore.

 Non valgono pentimenti: io, invece, traggo da te

tutte le più grandi gioie dell’amore,

proclamandoti regina del frutto dei miei lombi.

Non valgono pentimenti: e poi sarebbe

ormai financo tardi per rinnegare

le proprie vocazioni, o amore.

Attraverso un vuoto d’attesa

Attraverso un vuoto d’attesa

m’è giunta una voce. Soave

accarezza la mia anima inquieta,

inquieto il mio cuore, memore

delle delusioni passate, appena

l’ascolta s’invola nell’ansia:

certezza è d’amore.

Ma per me è destino:

occhi allucinati e febbrili

bevono parole d’amore…

dolciamare parole d’amore.

Eppure, al di là di questi

miei sgomenti attuali,

sento che solamente in te

amore, potrà dirimersi

questa affannosa

mia vicissitudine.

E tornerà il sole

E tornerà il sole

a inondare di luce, la terra.

E noi, misere larve d’automa,

lasceremo veloci le tane

scrollandoci il sonno di dosso.

Ignare voci di bimbo

torneranno a riempire i cortili.

E come ogni volta,

noi torneremo di nuovo

a scandire

i nostri lamenti di oggi,

identici a quelli di ieri:

eredità ricevuta che intatta

ai nostri figli lasciamo.

Agli universi incomparabili

Ecco il mare sconfinato,

e laggiù oltre l’orizzonte

universi incomparabili

che t’inducono a migrar…

Ah, ma chi è che osa,

in riva al mare,

far rumore col giornale

 in una così rigogliosa

e promettente giornata

d’inizio estate?

Ahimè, e gli universi ch’erano

quasi completamente conquistati,

scompaiono cancellati

da quel sordido frusciare di carta

orribilmente spiegazzata.

Per mancanza di fede

Per mancanza di fede,

se incontro

un uomo, di notte,

trasalgo.

Per mancanza di fede,

se imbocco

una curva, nel buio,

temo repente un agguato.

Per mancanza di fede,

vorrei che molti

di questi miei versi

mai fossero usciti

da quest’ignobile Bic.

Mi ricordo una strada

Mi ricordo una strada, appena

fuori città, che muore tra l’erba

dei campi dove noi, da ragazzi,

s’andava a giocare alla palla.

Ci sono ripassato quest’oggi:

come tutto è diverso!…

La strada è asfaltata e chiusa

tra due lunghissime file di case.

C’è ancora un pezzetto di prato,

là in fondo, ma guai a sedersi:

i nuovi inquilini ci portano

i cani a stercare… E manca pure

il pallone, e le squadre di calcio,

e le grida che squarciavano l’aria.

Una donna curiosa,

da dietro un’antiporta

a cancello,

mi chiede chi cerco.

La guardo smarrito!

Mi scopro straniero dove son nato,

anche perché tutti quei ragazzi

costretti a giocare

entro fetidi spazi

e nauseabondi parcheggi,

non c’erano, allora:

eravamo accucciati sull’erba

a succhiarci le ferite

riportate nei giuochi.

M’ero messo qui

M’ero messo qui,

con l’intenzione

di dedicare

una canzone all’usignolo.

Ma solo adesso m’accorgo

che per poterlo

convenientemente fare,

lo sono stato

troppo poco tempo

ad ascoltare.

Ebbene:

allora vorrà dire

che parlerò

dei miei amori giovanili…

oppure delle corse sfrenate

lungo le assolate spiagge

della mia Riviera…

Ma credo che anche questi

siano argomenti a me

ben poco congeniali.

Per naturale propensione,

mi sentirei molto

più portato a parlare

dei grandi dolori di mia madre:

ma da quando in qua una madre

è usa raccontare i suoi dolori

al proprio figlio,

anche se staresti ad ascoltare?

Se piove d’autunno

La pioggia cade compatta,

fresca, pulita:

e fragrante straripa dai fossi.

Se ora non fossi quell’impenitente

codardo che sempre son stato,

potrei essere (forse)

finalmente felice.

Mi slaccerei giacca e cravatta,

e nudo, nudo dai piedi alla testa,

offrirei alla mia flaccida carne

l’ebbrezza d’un bagno di pioggia.

La guarderei estasiato,

la pioggia, scendere a rivoli

tra le ombrature del corpo

a formare una pozza

ai miei piedi. E sono sicuro

che persino gli uccelli

lascerebbero i loro ripari

per venirsela a bere

ai miei pubendi zampilli,

credendomi statua.

E quando, la pioggia,

avesse estratto dai pori

tutto il muco residuo, offrirei

esultante la mia carne pulita

in dono alle vergini,

tra il profumo dei pini.

Ma per gesta sì fatte,

occorrerebbe possedere

l’immenso coraggio

d’affrontare i biasimi altrui

(che, perdio, sarebbero tanti!)

e allora, dalla finestra, sporgo

soltanto una mano a rubare

pochissime gocce di pioggia.

Forse è solo per questo

che d’autunno, se piove,

sono tanto infelice.

 

Sono sulla strada principale del paese

Sono sulla strada principale

del paese, a spasso

con mio nipote di sei anni.

Per farlo divertire, ogni volta

che incontriamo un cane,

abbaio. Allora i cani

si voltano incattiviti e ringhiando

si drizzano sulle due zampe

posteriori per liberarsi dal guinzaglio.

I padroni sono strattonati,

e paonazzi in viso si rivolgono a noi

con furibondi gestacci di minaccia.

Mio nipote ne ride da morire e piega

indietro la testina mostrando due

smaglianti e fitte corolle di dentini.

A vederlo così felice

mi sprona a continuare:

siamo spensierati e abbiamo

tanta voglia di giocare!

E poi di nulla c’importa

se gli altri continuano

a guardarci di traverso:

tanto abbiamo sei anni,

e tutto quello

che noi vogliamo

o ce lo danno

o ce lo pigliamo!